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Berlusconi alla Festa della Libertà di Benevento del 2009

Alla Festa della Libertà provinciale di Benevento del 2009 intervenne, in un accorato discorso conclusivo, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, all’epoca anche capo del Governo. Nella sua arringa finale infatti Berlusconi parlò soprattutto dei programmi di governo, focalizzando però le sue parole su alcuni argomenti che gli stavano particolarmente a cuore.

Il primo e più importante era quello della giustizia: appena il giorno precedente, il 9 ottobre 2009, era stata resa pubblica la sentenza del Tribunale di Milano rispetto al contenzioso Fininvest-Mondadori, ovvero la condanna nei confronti di Mondadori a pagare 750 milioni a CIR (Compagnie Industriali Riunite) di De Benedetti. Inoltre, c’era stata anche la sentenza della Consulta che aveva bocciato il Lodo Alfano. Berlusconi è quindi intervenuto in merito alla necessità di riformare la magistratura, sostenendo che fosse necessario separare le carriere dei pm da quelle dei magistrati, azione che aveva intenzione di portare avanti emanando nuove leggi in merito. Rispetto al funzionamento della giustizia nei confronti della politica ha poi avuto espressioni molto dure: ha ribadito la necessità di dichiarare fuorilegge le intercettazioni. Secondo il leader del PDL, infatti, le intercettazioni non sono altro che una violazione della privacy dei cittadini, un male tutto italiano, e si è detto convinto del fatto che dovessero essere usate solo nel caso dei reati più gravi. Ha poi espresso il suo parere circa il timore diffuso che si potesse ripetere quanto già avvenuto nel 1993 (il riferimento era alle vicende di Mani Pulite). In quel periodo, ha detto, la Magistratura fece piazza pulita della politica italiana, eliminando molti personaggi e costringendone alcuni ad abbandonare l’Italia. Ma in quel momento storico, ha detto Berlusconi con convinzione, questo non si sarebbe mai potuto ripetere, per via della presenza del Popolo delle Libertà. Rispetto al Lodo Alfano, Berlusconi si è invece scagliato contro la Corte Costituzionale, che ha detto essere un organo politico inutilmente farraginoso, capace solo di rallentare i processi di approvazione delle leggi. La sua intenzione, in quanto capo del governo, era dunque quella di dare vita ad una riforma della giustizia penale. Non sono mancati riferimenti ad altri dei cavalli di battaglia più tipici del leader di Forza Italia, ad esempio alla stampa manipolata (il riferimento esplicito è stato al gruppo l’Espresso di Carlo De Benedetti). L’immagine che la stampa nazionale comunicava all’esterno dell’Italia è un’immagine falsa e bugiarda che, sempre stando alle parole di Berlusconi, aveva solo l’esito di “sputtanare” il Paese agli occhi della comunità internazionale. In conclusione il premier ha enunciato quindi le riforme che il suo governo aveva intenzione di portare avanti: l’ordinamento forense e il processo penale. Nell’agenda di governo c’era anche il programma fiscale, con l’intenzione di destinare quanto derivante dalla lotta all’evasione fiscale alle famiglie più numerose bisognose di sostentamento. Il discorso di Berlusconi non è stato esente da polemiche: il leader del PDL è stato contestato fuori dal Palatedeschi, dove si è svolto il suo intervento, dai precari della scuola, e anche all’interno da una signora della platea. Ma Berlusconi è rimasto fermo sulle sue posizioni, sostenendo che l’intento del suo governo e della sua coalizione era soprattutto quello di creare una legge elettorale anti-elite, che consentisse agli italiani di decidere davvero da chi volessero essere guidati e soprattutto che garantisse la continuità di governo per l’intero mandato.