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Il discorso di Silvio Berlusconi alla Festa della Libertà di Pietrelcina del 2009

Nel 2009, tra le giornate del’8 e del 10 ottobre, a Pietrelcina, in provincia di Benevento, si tenne la prima Festa della Libertà che si fosse mai svolta in questa particolare località. Al termine della manifestazione intervenne il leader del PDL (Popolo delle Libertà), Silvio Berlusconi, che a quel tempo era il Presidente del Consiglio, e che nel suo discorso volle toccare molti argomenti che aveva stretta attualità con gli eventi del momento.

Per prima cosa, Silvio Berlusconi, che era caldamente appoggiato dalla platea presente al suono dell’inno “Meno male che Silvio c’è”, si volle difendere dagli attacchi che venivano mossi alla sua persona sia dalla stampa estera che da quella nazionale. Infatti i giornali stranieri attaccavano, a volte pesantemente, la politica portata avanti dal nostro governo sotto la guida di Berlusconi e dei suoi seguaci. Il premier però aveva ricordato come le sterili polemiche e le accuse non servissero ad altro che ad inquinare l’immagine del nostro Paese, che non aveva invece bisogno di essere messa in discussione, quanto piuttosto di essere resa più solida agli occhi dell’opinione pubblica. A sua detta, attaccare la sua persona era lo stesso che attaccare l’Italia tutta, gesto poco intelligente, oltre che inutile. A queste parole ha avuto l’applauso della folla, all’interno della quale addirittura qualcuno ha gridato “Silvio santo subito”, ma lui ha scherzato su questa invocazione, dicendo che per la santità si poteva ancora aspettare un po’. Ha continuato quindi difendendosi anche dagli attacchi interni di chi avrebbe voluto che il Governo cessasse il suo lavoro: ha chiesto tempo per dimostrare la capacità di tenere fede alle promesse fatte in campagna elettorale, tanto più che in un regime liberale si deve sempre lasciare spazio ad ognuno di esprimersi in modo libero e senza bavagli. Soprattutto, Berlusconi ha fatto presente che lui e il suo partito, secondo i sondaggi, riscuotevano ancora il 68% del consenso pubblico, segno che il mandato da parte del popolo a governare era ancora confermato dalla fiducia delle persone. Silvio Berlusconi in seguito si è scagliato contro il Partito Democratico, il principale partito di opposizione, che in quei giorni era impegnato con le primarie. Ha accusato infatti il PD di non aver cambiato mentalità rispetto a quando si chiamava “partito comunista”, e di continuare a trattare il popolo come una massa priva di volontà e di potere decisionale, imbruttita dalla televisione. Al contrario, ha detto, il suo partito ha sempre riscosso adesioni fedeli. Ha poi affrontato uno degli argomenti che da sempre ha costituito il cavallo di battaglia dei suoi discorsi, ovvero il capitolo relativo alla magistratura. Infatti, Berlusconi ha ricordato come, da anni, nei suoi confronti, giudici e magistrati si fossero accaniti basandosi su accuse false e tendenziose, volte solo a minare la sua credibilità. Una volta ancora ha invece ribadito l’appoggio degli italiani, che si erano espressi in suo favore, e ha promesso ai suoi elettori che avrebbe portato fino in fondo il suo mandato, nonostante i ripetuti attacchi dei suoi nemici. In conclusione del discorso, ha trattato altri due argomenti molto scottanti, ovvero la lotta alla mafia, che al tempo stava portando avanti il politico della Lega Nord Roberto Maroni, e il capitolo relativo alle intercettazioni. Da ultimo ha presentato i progressi fatti in materia di energia nucleare e smaltimento dei rifiuti, ricordando i successi ottenuti dal suo governo.