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Berlusconi alla festa delle Libertà di Bologna 2015

Nel settembre del 2015 si sono svolte due importanti manifestazione per la coalizione di centrodestra in Italia, in un momento di grande incertezza anche all’interno dei vari partiti della stessa fazione politica. A Bologna si è infatti svolta la tradizionale Festa della Libertà del Popolo della Libertà, per sostenere la candidatura a futuro sindaco della città di Galeazzo Bignami.

A Roma invece si è svolta una nuova dedizione di Atreju, festa dedicata ai più giovani e organizzata da Fratelli d’Italia, con a capo Giorgia Meloni. Il leader della coalizione, Silvio Berlusconi, è intervenuto in entrambe le occasioni. A Roma è stato intervistato da Nicola Porro, mentre a Bologna ha effettuato un discorso collegandosi telefonicamente. In questo intervento Berlusconi ha lanciato dei messaggi molto forti, resi necessari dalla particolare congiuntura che la sua coalizione stava attraversando, trovando però, almeno sul momento, poco riscontro da parte di coloro ai quali erano diretti. Nella parole usate, Berlusconi ha parlato di una “crociata”. Ovviamente il termine è stato usato in modo simbolico, volendo intendere la necessità di ricondurre il popolo italiano a votare a destra, e più esattamente Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, al fine di far dimettere il governo attuale, quello retto da Matteo Renzi, considerato contrario alla democrazia. Berlusconi infatti ha ricordato come il governo di Renzi non sia stato eletto dal popolo, poiché esso si regge su ben 130 parlamentari che sono stati dichiarati dalla Consulta incostituzionali, oltre che su oltre 30 Senatori del centrodestra. Sempre secondo il premier del PDL, quindi, il PD, Partito Democratico, ha ben poco ormai di democratico: egli ha identificato nei nuovi personaggi di sinistra gli emuli dei vecchi comunisti, invitando dunque tutte le forze della coalizioni a schierarsi in favore di una “crociata per la libertà”. Nello specifico, i partner a cui intendeva rivolgersi con le sue parole erano Matteo Salvini, nuovo leader di Lega Nord dopo l’uscita di scena di Umberto Bossi, e Giorgia Meloni, volto giovane di Fratelli d’Italia. Ma dall’una e dall’altra parte non è arrivata una risposta altrettanto chiara quanto la “chiamata alle armi” berlusconiana. Matteo Salvini infatti in quel momento era dato nei sondaggi favorito rispetto a Forza Italia, tanto che aveva deciso di presentare per le comunali di Bologna una candidata della Lega Nord, Lucia Bergonzoni, da opporre a Galeazzo Bignami. La Meloni, dal canto suo, pur avendo invitato Berlusconi ad Atreju, riservando a se stessa la conclusione della manifestazione e non avendo neppure pensato di includere tra gli interventi anche Matteo Salvini, aveva dimostrato chiaramente di essere consapevole della sua forza e di poter quindi concorrere da sola alle primarie del centro destra. Anche all’interno dello stesso partito di Forza Italia le parole di Berlusconi non sono state accolte che tiepidamente, visto che questi si era scagliato anche contro la riforma della legge elettorale, l’Italicum, da lui stesso sostenuta però al fianco di Matteo Renzi con il Patto del Nazzareno. Inoltre, molti esponenti di FI erano pronti a schierarsi a favore del ddl Boschi. Dalla festa della Libertà di Bologna è dunque emerso come il centro destra fosse tutt’altro che unito, nonostante i proclami del leader Silvio Berlusconi, che soprattutto è apparso un po’ meno leader di quanto non fosse in passato, stretto da istanze molto forti provenienti dalle varie anime del PDL.