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La vigilia della rottura Berlusconi-Fini

Fu la Festa della Libertà di Mirabello, nel 2010, a segnare la fine dell’idillio politico tra Gianfranco Fini, leader di Futuro e Libertà per l’Italia, e Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia. Berlusconi e Fini erano stati, fino a quel momento, alleati in seno al Popolo delle Libertà, e per molti Fini era il delfino del Cavaliere, destinato a raccoglierne l’eredità e a continuarne il lavoro.

Ma ben presto tra i due si era creata una rottura, determinata dal fatto che entrambe volevano la leadership. A Fini cominciava ad andare un po’ stretta la necessità di dover lasciare sempre l’ultima parola a Berlusconi. Questi, dal canto suo, non accettava intemperanze, e soprattutto non accettava che si mettessero in discussione il suo primato e il suo diritto a dire l’ultima parola. Fini intervenne alla Festa di Mirabello e il giorno precedente al suo discorso c’era grande attesa: tutto il Popolo della Libertà sapeva che dalle parole che avrebbe pronunciato sarebbe dipeso il destino della coalizione. Le strade di Fini e Berlusconi si sarebbero separate in modo definitivo, o quella frattura poteva ancora essere ricomposta? I fattori da considerare erano numerosi. Dal canto suo Berlusconi ed il suo entourage speravano prevalentemente in una definitiva rottura da parte di Fini, rottura che avrebbe comunque consentito di riassorbire in seno alla coalizione parte dei suoi alleati, ovvero quelli che non avessero concordato con la sua linea d’azione. A quel punto Fini avrebbe fondato un nuovo partito e in questo modo avrebbe potuto prendere la sua strada, facendo maggiore chiarezza rispetto alle reciproche posizioni politiche. In quel momento storico, d’altra parte, una secessione da parte di Fini non sembrava molto probabile soprattutto per le percentuali di gradimento relative ai vari partiti della coalizione del PDL. Il suo Futuro e Libertà era quotato appena al 2%, secondo le stime di Forza Italia, mentre quest’ultimo veleggiava sicuro intorno al 30% dei consensi. Anche la Lega Nord appariva assai più forte di FLI con oltre il 10% dei consensi. D’altra parte ci si chiedeva anche verso quale direzione si sarebbe mosso Fini, in caso di una scissione. Se il suo habitat naturale era sicuramente il centro destra, d’altro canto avrebbe potuto anche essere attirato dall’idea di entrare a far parte dell’ampio fronte anti Berlusconi, cui aderivano soprattutto le forze di sinistra e centro sinistra. Fini poteva pensare di allontanarsi dal centro destra anche per un altro motivo, ovvero per mettere a tacere i numerosi scandali sulla sua persona, e in particolar modo legati a sua moglie Elisabetta Tulliani, che lo avevano fatto stare sulla bocca di tutti nel corso dell’intera estate e che in qualche modo avevano avvicinato la sua figura a quella di Berlusconi, affatto nuovo a scandali familiari. Mettendo però sul piatto della bilancia i motivi che avrebbero potuto spingere Fini a restare nella coalizione di centro destra, si potevano trovare tanti motivi altrettanto validi, visto il buon seguito che ancora il leader di FLI aveva e che poteva garantirgli un’ampia possibilità di azione anche a fronte di un “capo” ingombrante come Berlusconi. Questi, dal canto suo, aveva deciso di adottare una strategia di attesa. Non poteva essere lui a cacciare Fini, anche se forse avrebbe voluto farlo: così aveva deciso di attendere le decisioni del suo nemico-amico, in modo da poterne uscire comunque a testa alta.