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Le parole di Giovanni Toti

Nel 2015 a Bologna si è svolta la Festa della Libertà del centrodestra, a cui, tra gli altri, è intervenuto anche Giovanni Toti, all’epoca governatore della Regione Liguria. A margine della festa Toti ha rilasciato un’intervista a Gianmarco Chiocci, direttore della rivista “Il Tempo”, nella quale ha fornito il suo punto di vista circa la particolare congiuntura che in quel momento il centrodestra stava attraversando.

La prima espressione di Toti è stata a favore di quello che lui stesso definiva “modello Liguria”, vale a dire la volontà di replicare a livello nazionale nel PDL la politica di inclusione che lui stava portando avanti nella regione di cui era amministratore. Poi Toti è passato a parlare di Alfio Marchini, il quale non solo in quel periodo si era candidato a sindaco di Roma ma si era proposto anche come un “anti Renzi”, disposto a riunire i poteri della destra contro il predominio della sinistra. Toti però ha detto che, per quanto lo riguardava, il leader del centro destra era uno solo, vale a dire Silvio Berlusconi, e che in merito alla candidatura di Marchini sulla città di Roma non aveva opinioni. La decisione in merito, ha affermato, spettava solo ai romani. Dalle parole di Toti è apparso chiaro come non pensasse che la candidatura di Marchini potesse mettere in qualche modo in discussione la leadership non solo di Berlusconi, ma anche dei dirigenti della Lega Nord e di Fratelli d’Italia. Secondo il governatore della Liguria si stava formando un unico fronte deciso a scalzare il potere di Renzi, e Marchini poteva dar un contributo in tal senso, ma non porsi come una sorta di “salvatore della patria”, né tantomeno come uomo solo al comando. Al di là delle sue parole, però, in quel momento il centrodestra non appariva poi così unito, tanto che per la carica di sindaco della città di Bologna, dove si era svolta la Festa della Libertà, si erano avute due candidature da parte della destra: una per la Lega Nord e una per Forza Italia. Toti sosteneva senza riserve Galeazzo Bignami, il candidato di Forza Italia; da parte della Lega Toti auspicava la volontà di sedersi attorno ad un tavolo con il resto delle forze di coalizione per stipulare una line comune. In realtà però era chiaro che la Lega, specie nella persona del suo leader Matteo Salvini, stava procedendo su un percorso del tutto indipendente. Nel mese di novembre 2015 era infatti prevista una manifestazione della Lega Nord a Bologna volta a protestare contro il governo Renzi. Toti ha affermato che quella manifestazione era un’iniziativa indipendente dal PDL, sperando al tempo stesso che anche la coalizione decidesse di dare vita ad un evento collettivo di cui riteneva ci fosse necessità. Il problema della leadership del centro destra, nonostante le parole di Toti che ripeteva di riconoscere come unico leader Berlusconi, restava aperto. Si parlava della possibilità di fare delle primarie in seno al PDL per decidere una nomina condivisa, ma Toti, come lo stesso Berlusconi, si diceva poco propenso ad adottare questa soluzione. Soprattutto a suo parere le primarie erano troppo suscettibili a possibili brogli, anche se potevano essere un buon mezzo per comprendere i desideri della base di elettori. Infine Toti ha concluso dicendo che sperava che da parte delle forze di governo vi fosse un minimo di coerenza e soprattutto che venisse ribadita la validità della carta della Costituzione.