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Una Festa della Libertà sottotono: Bologna 2015

Nel 2015 si avvicinavano le elezioni amministrative che si sarebbero svolte l’anno seguente per decidere i sindaci di alcune delle principali città italiane. Tra le città coinvolte c’era anche Bologna, storicamente definita “la rossa” ma che negli anni precedenti aveva avuto anche amministrazioni di destra.

Per la coalizione del PDL era dunque molto importante riprendere la roccaforte felsinea, conquistata nel 2011 dal Partito Democratico, anche se le difficoltà per scegliere un candidato erano moltissime. I due nomi che venivano fatti con maggiore insistenza erano quelli del forzista Galeazzo Bignami e della leghista Lucia Borgonzoni. Quando si decise di svolgere una Festa della Libertà nel settembre 2015 l’idea era quella di sponsorizzare il nome di Bignami, che in quel momento era di gran lunga il favorito anche se in seguito avrebbe prevalso la Borgonzoni (comunque poi sconfitta alle elezioni). Galeazzo Bignami era sorretto soprattutto dai suoi compagni di partito di Forza Italia, ciononostante molti degli interventi che si sono svolti nel corso della festa, che ha avuto luogo ai Giardini del Baraccano, non lontano dai Giardini Margherita, non hanno in nessun modo affrontato il discorso della candidatura a sindaco. Elisabetta Gardini, che era tra gli invitati in qualità di europarlamentare, ha detto di essere lì solo per discutere del problema dell’immigrazione clandestina e di non essere in nessun modo interessata, o informata, in merito alle prossime elezioni amministrative. Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, non ha a sua volta voluto prendere parte alla questione. Si è limitato però a ricordare come il sostegno della Lega Nord alla coalizione di centrodestra fosse di fondamentale importanza. In effetti era in atto un vero e proprio braccio di ferro tra i due partiti più importanti del PDL,FI e Lega Nord, per il prevalere dei rispettivi candidati. Anche se i social network davano in testa Bignami, non meno forte era l’influenza di Matteo Salvini. A convincere poco del programma di Bignami era soprattutto lo slogan adottato, “Il coraggio di cambiare direzione”, che appariva troppo “renziano”. In quel momento Matteo Renzi, del PD, era ancora Presidente del Consiglio e Bignami non negava di provare simpatia nei suoi confronti. Disse infatti di averlo incontrato quando era ancora sindaco di Firenze in visita a Bologna, e di aver apprezzato il suo nuovo modo di fare politica. Anche lui si proponeva di porsi come elemento di rottura rispetto al passato. Ciononostante quello che è emerso con maggiore chiarezza dalla Festa della Libertà di Bologna è stato un senso di smarrimento diffuso tra i vari seguaci della coalizione di centrodestra, che apparivano soprattutto alla ricerca di una nuova identità dopo numerose delusioni. La cosa più curiosa è stata che, mentre al Baraccano si teneva la Festa della Libertà, al Parco Nord era invece in atto la Festa dell’Unità: una sorta di braccio di ferro a distanza combattuto anche a suon di manicaretti. La festa del centrodestra prevedeva anche un angolo enogastronomico dove era possibile fare un pasto completo a prezzi ridotti, tanto che molti dei presenti hanno detto di essere intervenuti soltanto per trascorrere un po’ di tempo all’aperto e in compagnia. Il Baraccano offriva il vantaggio di essere più vicino rispetto al Parco Nord. Alla fine Bignami non è riuscito a sostenere fino in fondo la sua candidatura, ed è inoltre stato coinvolto da uno scandalo per via di alcune sue foto in cui veniva ritratto vestito con l’uniforme nazista.